a cura di Giovanni Beretta
ultimo aggiornamento :
24 settembre 2011
Le malattie della prostata, stili di vita, prevenzione e nuove indagini diagnostiche.
Introduzione
La prostata è nel giovane uomo una ghiandola poco più grande di una castagna , si trova sotto e davanti alla vescica e a questa posizione deve il suo nome.
E’ una ghiandola che riveste un ruolo molto importante nella produzione del liquido seminale e in tutti i meccanismi di difesa di tipo immunitario a livello delle vie uro-seminali.
La prostata può essere purtroppo il bersaglio di diverse patologie in grado di incidere seriamente sulla qualità della vita di chi ne soffre e questo può capitare purtroppo a tutte le età.
Malattie prostatiche , stili di vita, prevenzione
Le più comuni malattie della prostata sono :
1) Le prostatiti, le infiammazioni che interessano la prostata, possono manifestarsi con diversi sintomi, come la necessità di urinare spesso, dolori, bruciori alla minzione o disturbi della risposta sessuale.
Lo specialista può fare una corretta diagnosi con un esame clinico diretto ed analizzando attentamente tutta la storia clinica del paziente e gli esiti di tutti gli esami di laboratorio eseguiti (valutazioni colturali , ecografia delle vie uro-seminali).
Le infiammazioni della prostata possono essere curate con farmaci (antibiotici ed antinfiammatori) ma anche cambiando e adottando stili di vita migliori, associati ad una dieta sana e bilanciata.
Quando sono presenti queste problematiche urologiche possono essere utili alcune indicazioni di tipo dietetico e di tipo comportamentale quali: a)vita sessuale regolare, non lunghi periodi di astinenza; b)limitare l'assunzione di alcuni alimenti tipo cioccolato, uova, frutta secca, formaggi stagionati; c)lo stesso vale per le bevande come il caffé, il tè, le bibite gassate od alcoliche; d)altra cosa importante è bere con intelligenza ad esempio durante tutto l'arco della giornata sono consigliati almeno due tre litri di liquidi, soprattutto acqua (se non esistono naturalmente altre controindicazioni di ordine generale), smettendo però di bere almeno tre - quattro ore prima di andare a letto; e)combattere la stitichezza e quindi fare una dieta ricca di fibre e praticare una regolare attività fisica; f)se si fuma, spegnere la sigaretta perchè la nicotina ha un'azione irritante sulla vescica; g)tenere d'occhio la bilancia infatti, se obesi, spesso perdere peso migliora il quadro clinico, infatti il grasso accumulato sul giro vita può aumentare la "pressione" sulle vie urinarie e peggiorare i sintomi; h)infine ultimo consiglio, ma non meno importante, quello di ascoltare sempre attentamente il proprio medico di famiglia e lo specialista urologo che stanno seguendo in diretta la complessa patologia infiammatoria.
2) L'ipertrofia prostatica benigna (IPB ) consiste in un ingrossamento della prostata e generalmente si manifesta con una sensazione di una difficoltà a svuotare la vescica, un getto ridotto ed un suo non completo svuotamento.
I primi sintomi si possono manifestare anche già dopo i 30 anni.
Lo specialista può effettuare una diagnosi precisa, attraverso una visita ed alcuni esami clinici mirati, e suggerire, a secondo delle varie situazioni cliniche, una terapia farmacologica o chirurgica.
3) Il tumore della prostata è una patologia a volte più complicata da “individuare” perchè spesso è senza sintomi e l'uomo può non avere disturbi o fastidi particolari. Anche nella prevenzione di questa malattia è importante seguire uno stile di vita sano e una dieta orientata al consumo di frutta, olio di oliva, vegetali (pomodoro, peperoni, carote, ortaggi gialli).
In un discorso mirato poi ad una precoce diagnosi di un tumore si consiglia, dopo i 45 anni, di sottoporsi a controlli urologici periodici e questo sembra essere uno dei fattori più importanti nel prevenire le gravi complicanze che possono presentarsi quando questo tipo di patologia non è stato precocemente diagnosticato.
Assieme alla visita urologica, è fondamentale, ad una certa età, anche il dosaggio ematico annuale del PSA.
PSA è la sigla inglese di una sostanza proteica prodotta dalla prostata, cioè l'Antigene Prostatico Specifico, che serve a facilitare la fluidificazione del liquido seminale dopo che questo è stato eiaculato. La maggior parte del PSA viene eliminato con lo sperma ma una piccola quantità si riversa nel sangue, dove è possibile dosarlo. Quindi il PSA, bisogna sempre ricordarlo, è presente anche nel sangue delle persone senza un tumore alla prostata .
Il PSA tende ad aumentare nel sangue con l'età, per cui è normale che, dopo i 60 anni il tasso nel sangue di questa sostanza sia più alto rispetto a quello di un giovane. Questo dipende generalmente dal fatto che la prostata nella terza età ha un volume più importante, e quindi è più grossa, ed ha un numero maggiore di strutture ghiandolari che producono questa proteina.
Il PSA tende ad aumentare nel sangue anche quando le ghiandole prostatiche hanno una “attività” più importante del solito o ci sono delle condizioni chiaramente patologiche, ad esempio una infiammazione. Il PSA aumenta di poco, anche dopo un rapporto sessuale oppure dopo una visita urologica, seguita da una esplorazione rettale. Quindi il suo aumento non significa automaticamente che è presente un tumore. Al contrario molti aumenti del PSA si verificano frequentemente anche in assenza di una malattia tumorale.
Come già ricordato, siccome il tumore della prostata è più frequente nella terza età, si raccomanda di eseguire un dosaggio annuale del PSA dopo i 45 - 50 anni. Se il PSA è aumentato in modo significativo lo specialista poi consiglierà gli esami più mirati ed opportuni per precisare la diagnosi e quindi stabilire le eventuali e più corrette strategie terapeutiche.
Nuove indagini diagnostiche
L’importanza di arrivare ad una diagnosi di tumore prostatico il più precocemente possibile ed in modo più “semplice , sensibile ed economico” ha portato ultimamente a proporre altri test, oltre al PSA.
Recentemente sulla rivista Nature un gruppo di Ricercatori dell’Università del Michigan ha presentato un test sulle urine che indica la presenza di un fattore biologico, la Sarcosina, che è presente nelle urine di uomini con un tumore della prostata e che sembra aumentare la propria concentrazione se il tumore è più “aggressivo”.
I ricercatori hanno anche osservato che, se la Sarcosina viene “eliminata”, le cellule malate perdono la propria capacità di invadere i tessuti e quest’ultima osservazione potrebbe essere considerata utile anche in un futuro ambito terapeutico .
Un altro “nuovo marcatore urinario” è il PCA3 che è un gene specifico per la prostata e che si trova più rappresentato in presenza di un tumore
Questo test quantifica e misura il livello di RNA messaggero che corrisponde al gene PCA3 presente in un campione di urina: maggiore è la quantità di PCA3 presente, più alte sono le probabilità della presenza di un tumore.
Il test è già in uso in alcuni laboratori italiani ed europei ed al momento viene indicato soprattutto quando una o più biopsie della prostata sono risultate negative per un tumore ma il PSA tende comunque a mantenersi alto o a “lievitare”.
Carter HB et al. Report to the Nation on Prostate Cancer 2004. Prostate Cancer Foundation 2004
Schroder e coll. Screening and prostate-Cancer Mortality in a Randomized European Study. Andriole G.L. e coll. Mortalità Results from a Randomized Prostate-Cancer Trial. N Engl J. Med 2009;360:1320-8.1310.
Fra i quesiti più frequenti sull'ipertrofia prostaica benigna :
Domanda:
Gentile Professore, sono un maschio di 70 anni. Da circa un anno assumo Tamsulosina 1 compressa da 0,4mg al giorno per i disturbi urinari determinati da una prostata voluminosa. L'andamento del PSA e una biopsia escludono per il momento altri problemi. Mi alzo una volta la notte intorno alle cinque (vado però a letto all'una) per evitare un accumulo di urina in vescica che rende difficoltosa la prima minzione del mattino. Fino a qualche tempo fa non avevo nessun particolare problema.Da qualche settimana al risveglio ho difficoltà ad iniziare la minzione ma poi ,dopo alcuni momenti, anche se il getto è sottile, riesco ad urinare quasi completamente. Ho letto di un altro farmaco che si chiama Alfuzosina che ,oltre a ridurre i disturbi eiaculatori, agisce più selettivamente sui recettori vescicali. Assumo anche un farmaco per la pressione arteriosa che inibisce l'angiotensina. Volendo sostituire la Tamsulosina con l'Alfuzosina, anche alla luce di nuove notizie circa l'associazione di Alfuzosina con Dutasteride per ridurre il volume della ghiandola,chiedo se posso fare questa sostituzione senza problemi. Grazie . A S.
Risposta :
Gentile Signore, sia la Tamsulosina che l’Alfuzosina appartengono entrambe alla grande famiglia degli alfa-litici (inibitori dei recettori simpaticomemetici alfa) ed hanno sostanzialmente una azione simile nel migliorare lo svuotamento vescicale perché inibiscono, a livello recettoriale, la contrazione delle fibre della muscolatura liscia del collo vescicale e della regione prostatica. La loro azione è veramente simile ed è difficile dire quale delle due funzioni meglio o ha effetti collaterali meno importanti. Molto dipende anche dalla ”sensibilità” individuale che ognuno di noi ha verso i farmaci considerati. Sicuramente l’Alfuzosina a 10mg è a rilascio ritardato e questo può, in alcuni casi, essere utile nei “disturbi notturni". La Dutasteride invece è un farmaco diverso, cioè un inibitore di seconda generazione della 5alfa-riduttasi, l'enzima che ,legandosi al testosterone, forma il suo metabolita attivo, il DHT (diidrotestosterone). Questo è il principale androgeno implicato nello sviluppo e nel mantenimento dell'iperplasia prostatica e la sua inibizione può portare quindi ad una diminuzione del volume prostatico e di conseguenza dei sintomi negativi correlati (difficoltà ad iniziare la minzione, flusso debole, interruzione del getto, sgocciolamento a fine minzione, minzione notturna, ecc) come da lei lamentati. Cosa diversa poi è l’antipertensivo da lei utilizzato che fa parte della famiglia degli antagonisti dei recettori dell’angiotensina e nulla ha a che fare con il suo problema e con le medicine che lei prende per la prostata. Detto questo , prima di modificare la sua terapia e passare all’utilizzo di uno o dell’altro di questi farmaci o associarli alla Dutasteride, deve necessariamente sentire il parere del suo urologo perche è l’unico che conosce in modo diretto la sua esatta e completa situazione clinica ed inoltre tutti questi farmaci non sono esenti da importanti effetti collaterali quali abbassamento eccessivo della pressione arteriosa o disturbi sul normale profilo ematochimico dei suoi ormoni. Giovanni Beretta.
Shahinian VB et al. Risk of the "androgen deprivation syndrome" in men receiving androgen deprivation for prostate cancer. Arch Intern Med. 2006 Feb 27;166(4):465-71
Altra domanda curiosa :
Egregio Professore prima di tutto la ringrazio tantissimo perchè Lei ha già cortesemente risposto ad una mia precedente domanda riguardo al fatto che io eiaculo "solo" 3-4 volte al mese. Non vorrei approfittare della sua cortesia, ma gradirei da parte sua un'ulteriore chiarimento. Lei mi ha detto che il numero delle eiaculazioni è inversamente proporzionale all'insorgenza di alcune patologie della prostata ( perdoni la mia stupidità, ma significa che più si eiacula e meglio è? )! In ogni caso non ho capito se le mie "sole 4 eiaculazioni mensili" possono potenzialmente favorire queste patologie ( in quanto sono poche ) o, alcuni problemi infiammatori. Cioè è consigliabile dal punto di vista medico che le mie eiaculazioni siano più di 4 al mese considerando che ho 39 anni? ( le faccio anche presente che da 20 giorni ho iniziato ad assumere farmaci antidepressivi che mi hanno ridotto drasticamente la libido, per cui attualmente non ho voglia di fare sesso neanche una volta la mese). Scusandomi per il disturbo, la ringrazio nuovamente per la sua disponibilità. Cordiali saluti. A. B
Risposta
Gentile lettore , è proprio così ! Un gruppo di ricercatori statunitensi, coordinati dal National Cancer Institute, ha studiato l'eventuale rapporto tra frequenza di eiaculazioni e rischio di insorgenza di un tumore alla prostata. Per eiaculazioni si intendevano rapporti sessuali, emissioni notturne, masturbazioni. Sono stati quindi analizzati i dati dell’Health Professionals Follow-up Study negli anni tra il 1992 e il 2000 che riguardavano 29.342 uomini, di età compresa tra 46 ed 81 anni. Nel corso del controllo è emerso che ci sono stati 1.449 casi di carcinoma della prostata, di cui 952 casi di tumore organo "confinato" e 147 casi di tumore avanzato. E’ stato osservato poi che una più alta frequenza di eiaculazioni era associata ad un più basso rischio di tumore alla prostata. Sono dati che dovranno sicuramente essere confermati anche da altre ricerche, ma, tant'è , sono incoraggianti per chi ha una buona attività sessuale. Certo l'utilizzo di farmaci antidepressivi che tendono ad aumentare alcuni ormoni come la prolattina , può essere un fattore che porta ad avere una vita sessuale "meno attiva" ma è sempre bene in questi casi valutare i vari problemi clinici nella loro globalità e complessità. Un cordiale saluto.
Giovanni Beretta
Leitzmann M F et al. Ejaculation Frequency and Subsequent Risk of Prostate Cancer. JAMA. 2004;291:1578-1586
Domanda su nuovo test Pca3
Gentile dottore. ho letto della possibilità di ricercare la Pca3 per la diagnosi di tumore prostatico. E' possibile sapere che esame è e dove si può effettuare?
Risposta:
Caro lettore, il Pca3 è praticamente il primo test molecolare specifico per determinare la presenza di un carcinoma della prostata e si effettua su un campione di urina ottenuto subito dopo massaggio prostatico. Il Pca3 è un gene specifico che viene "espresso" dalle cellule tumorali della prostata in quantità 60-100 volte più elevate rispetto a quelle normali . Il Pca3 non sostituisce il Psa (test sicuramente meno specifico) e va usato solo in seconda istanza e nei casi in cui il quadro clinico è dubbio. Comunque questo biomarcatore contribuisce a "distinguere" i pazienti che richiedono una terapia più "aggressiva" da quelli che invece richiedono solo una monitorizzazione "attiva" nel tempo . Questo test può inoltre aiutare a formulare una diagnosi più "precoce" e quindi ridurre le ansie spesso "drammatiche" dei pazienti . Ancora il test può dare indicazioni più precise se fare o no una biopsia prostatica . Alla sua ultima domanda su dove fare il test le consiglio di chiedere indicazioni più precise al suo urologo che sicuramente conosce la sua precisa situazione clinica ed anche il Centro più vicino alla sua residenza che effettua il Pca3. Un cordiale saluto. Giovanni Beretta
Schroder et coll. : Screening and prostate-Cancer Mortality in a Randomized European Study. Andriole G.L. e coll. Mortalità Results from a Randomized Prostate-Cancer Trial. N Engl J. Med 2009;360:1320-8. 1310-9.
Ultima Domanda (05/10/2009):
E' vero che un uomo attivo ha meno probabilità di avere un tumore alla prostata?
Risposta: Caro lettore, sembra che gli uomini fisicamente attivi per tutta la vita hanno in effetti un rischio minore di sviluppare un tumore prostatico. Infatti secondo un recente studio del Karolinska Institutet è stato osservato che in uomini che sono stati seduti per meno di metà della loro giornata di lavoro o sono stati fisicamente attivi per più di un'ora al giorno meno frequente è l'incidenza di sviluppare un tumore della prostata.
Un cordiale saluto
Giovanni Beretta
Prima redazione dei contenuti: luglio 2004 - ultima revisione: aprile 2010
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