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News -Ultime Notizie
18 luglio 2010
Centella: fertilità a rischio?
La Centella asiatica, consigliata anche come rimedio per disturbi sessuali maschili di vario tipo, sembra poter arrecare problemi importanti sia sulla fertilità sia direttamente sul testicolo. La somministrazione di un estratto acquoso a diversi dosaggi ha fatto rilevare risultati tossici a breve termine, certamente da non sottovalutare soprattutto se l'estratto è assunto per periodi prolungati e con alte concetrazioni di principi attivi. Dopo 42 giorni di somministrazione su campioni di tessuto di testicolo di ratto è stata osservata una degenerazione delle cellule spermatiche, riduzioni del numero di spermatozoi e dei livelli tissutali di testosterone rispetto al gruppo placebo.
Antispermatogenic and antifertility effect of Pegaga (Centella asiatica L) on the testis of male Sprague-Dawley rats. Clin Ter. 2010;161(3):235-9.
16 luglio 2010
Disfunzione erettile, terapie per deficit erettivi ed aumentato rischio di malattie a trasmissione sessuale .
Negli uomini che utilizzano farmaci per la disfunzione erettile (DE) si osservano più alti tassi di malattie a trasmissione sessuale (MTS) e, in particolare, infezioni da Hiv: il fenomeno emerge un anno prima e un anno dopo l'inizio del trattamento. L'associazione tra questi farmaci e le MTS può derivare più dal tipo di paziente che da un effetto diretto della disponibilità di questa classe farmacologica sui tassi delle MTS. Si consiglia pertanto di accompagnare la prescrizione dei farmaci per DE al counseling sulla sicurezza delle pratiche sessuali e allo screening delle Std. Questo è quanto emerge da un'analisi condotta sui dati di 33.968 uomini con almeno una prescrizione di farmaci per DE e 1.376.838 soggetti che non hanno avuto prescrizioni: gli uomini inclusi nell'analisi avevano un'età di almeno 40 anni. Gli autori Anupam Jena della Harvard Medical School di Boston, e collaboratori, hanno registrato, rispetto ai non-utilizzatori, più alti tassi di Std nei pazienti che hanno fatto uso dei farmaci un anno prima (214 vs 106 casi per 100mila persone all'anno) e un anno dopo l'instaurazione della terapia (105 vs 65 per 100mila persone all'anno). Previo aggiustamento per l'età e le comorbidità, negli utilizzatori è stata calcolata una odds ratio (Or) di Std pari a 2,80 un anno prima di iniziare la terapia farmacologica e 2,65 un anno dopo. Queste differenze sono largamente dovute alle infezioni da Hiv. Infatti la Or per l'infezione da Hiv si è attestata su 3,32 e 3,19 rispettivamente un anno prima e un anno dopo la prescrizione. Non sono state documentate significative variazioni dei tassi delle MTS nel periodo compreso da un anno prima a un anno dopo la prima prescrizione dei farmaci per DE.
Ann Int Med, 2010; 153(1):1-7
15 luglio 2010
IL FUMO CAMBIA L’ESPRESSIONE DEI GENI Da uno studio pubblicato su BMC Medical Genomics è emerso che quando si fuma cambia il livello di attività di ben 323 geni umani. Lo studio e' stato condotto da Jac Charlesworth della Southwest Foundation for Biomedical Research in Texas. Gia' di recente una ricerca del Wellcome Trust Sanger Institute di Cambridge in Gran Bretagna aveva dimostrato i danni che causano le sigarette ai geni e si era calcolato che per ogni 15 sigarette fumate nel Dna del fumatore compare una mutazione genetica. I ricercatori Usa, invece, dimostrano ora che le sigarette sregolano quella che i biologi chiamano 'espressione dei geni'. Gli esperti per la prima volta hanno arruolato un gruppo cospicuo di persone, 1240 tra fumatori e non e hanno osservato i danni provocati dal fumo registrando il livello di attivita' del genoma nelle cellule del campione. I geni che mutano attivita' in risposta al fumo sono di vario tipo: geni del sistema immunitario, geni legati alla morte cellulare programmata, geni noti per avere un legame con certi tumori, geni del metabolismo di particelle estranee.
12 luglio 2010
Mortalità per ca prostatico dimezzata da Psa.
Nell'arco di 14 anni, grazie allo screening del Psa (prostate-specific antigen), è stato possibile abbattere di quasi la metà la mortalità per cancro prostatico. Il risultato, scaturito dall'esperienza di Göteborg, si affianca all'osservazione di un rischio sostanziale di sovra-diagnosi e di un alto numero di persone da trattare, simile a quello dei programmi di screening per il cancro mammario. Il beneficio della strategia, comunque, è confrontabile con altri programmi di screening oncologici. Lo studio di popolazione svedese, firmato da Jonas Hugosson dell'Accademia Sahlgrenska dell'Università di Göteborg, e collaboratori, ha previsto la randomizzazione, nel 1994, di uomini nati tra il 1930 e il 1944 in un gruppo avviato a screening del Psa ogni due anni e in un gruppo di controllo non invitato allo screening. Dei 9.952 soggetti randomizzati per lo screening, 7.578 si sono sottoposti alla misurazione del Psa almeno una volta. Durante un follow-up mediano di 14 anni, la diagnosi di cancro prostatico è stata posta in 1.138 uomini del gruppo screenato (incidenza cumulativa 12,7%) e in 718 persone del gruppo di controllo (8,2%), per una hazard ratio pari a 1,64. Al quattordicesimo anno, la riduzione del rischio assoluto di morte per cancro della prostata si è attestata sullo 0,40% (dallo 0,90% nel gruppo di controllo allo 0,50% nel gruppo sottoposto a screening). Il rapporto tra tassi (rate ratio) di morte per tumore prostatico, rispetto al gruppo di controllo, era pari a 0,56 e 0,44 rispettivamente nel gruppo screening e in coloro che si sono effettivamente sottoposti al test. In totale, per prevenire una morte per cancro prostatico, è stato necessario invitare allo screening 293 uomini e porre 12 diagnosi.
Lancet Oncol, 2010 Jun 30.
01 luglio 2010
I MICRO-ANTIBIOTICI SARANNO LE NUOVE ARMI CONTRO L’ANTIBIOTICO RESISTENZA Per contrastare efficacemente l’antibioticoresistenza i ricercatori stanno creando molecole molto piccole in grado di potenziarne la risposta antibatterica. Lo ha reso noto il famoso scienziato James Collins secondo il quale gli studi sugli antibiotici rappresentano soltanto uno dei campi applicativi di due discipline che sono la faccia di una stessa medaglia: la biologia dei sistemi, che studia le relazioni dinamiche tra gli elementi che compongono uno stesso organismo vivente e la biologia di sintesi, in cui scienza e ingegneria si mescolano. E tutto questo allo scopo di rimodellare sistemi biologici presenti in natura o fabbricarne di nuovi. "Con la biologia di sintesi - ha spiegato Collins in un incontro stampa a Torino - l'obiettivo non e' creare la vita artificiale, ma di riprogrammare le cellule, prendere piccoli pezzi di cellula per reingegnerizzarla". Nelle settimane scorse si è parlato molto di biologia di sintesi a proposito della 'cellula sintetica' ideata da Craig Venter. "I media - ha commentato Collins a proposito delle perplessita' sollevate in ambito etico - hanno voluto sollevare il caso. Sicuramente e' un tema correlato all'ingegneria genetica. Penso sia importante discuterne con i filosofi, gli esperti in temi etici, ma anche con la societa' civile nel suo complesso". Collins non crede che si tratti di ricerche che entrano in conflitto con l'etica: "Alla societa' civile - ha aggiunto - occorre spiegare vantaggi e svantaggi delle scoperte della biologia genetica".
29 giugno 2010
Istituto Mario Negri: se off-label efficace questo va riconosciuto.
Quando un farmaco dimostra efficacia nell'uso off-label, la nuova indicazione dovrebbe essere riconosciuta dalle autorità regolatorie, indipendentemente dalla volontà dell'industria farmaceutica che detiene il brevetto di quel farmaco. È questo il concetto espresso in una lettera firmata da Silvio Garattini e Vittorio Bertelè, dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, secondo i quali «le autorità regolatorie dovrebbero essere autorizzate a riconoscere di propria iniziativa le indicazioni che meglio soddisfano i bisogni dei pazienti. In alternativa, l'Ema (Agenzia europea del farmaco) potrebbe imporre una licenza obbligatoria a una ditta che metta a disposizione il prodotto solo per una determinata indicazione». I due ricercatori suggeriscono alla Commissione europea di correggere leggi e regolamenti che ora impediscono all'Ema di agire in questa direzione. La proposta fa riferimento a due farmaci, bevacizumab e ranibizumab, entrambi efficaci nel trattamento della degenerazione maculare legata all'età (Amd). Tuttavia, solo per ranibizumab è stata richiesta dall'azienda e riconosciuta dalle autorità regolatorie questa specifica indicazione; ma molti oftalmogi hanno adottato l'uso intraoculare di bevacizumab dato il suo costo largamente inferiore rispetto all'altro farmaco
03 giugno2010
French study: detecting prostate cancer using specially trained dogs
Dogs can be trained to detect prostate cancer by smelling urine samples and signalling the presence of certain volatile organic compounds (VOCs) produced by cancer cells, according to a French study. Dr. Jean-Nicolas Cornu of Tenon Hospital in Paris, and colleagues obtained fresh urine samples that had been frozen for preservation from 66 men referred to a urologist because they had an elevated PSA level or abnormal findings on digital rectal examination. Of the 66 men, 33 had prostate cancer and 33 did not, as determined by prostate biopsy. Cornu and his colleagues presented their study findings at the American Urological Association Annual Meeting in San Francisco, USA. The dogs used in the study were trained in three phases. In the first phase, which lasted five months, dogs were trained to recognize cancer urine. In the second phase, which lasted 11 months, dogs were trained to discriminate cancer urine from control urine. In the final phase, dogs were presented with five urine samples and prompted to select the one sample that was cancer urine. Dogs correctly classified 63 of 66 samples, with three false-positives. The sensitivity and specificity was 100% and 91%, respectively. The positive and negative predictive values were 92% and 100%, respectively. "These results suggest that VOCs produced by cancer cells can be detected in urine samples," the authors concluded. "Identification of these substances could lead to a highly specific screening tool for prostate cancer." Previous studies have shown promising results using dogs to detect bladder and breast cancer by smelling urine samples. For example, in a �proof of principle� study by British researchers, trained dogs had a mean success rate of 41% in selecting urine from patients with bladder cancer compared with 14% expected by chance alone, according to a report in the British Medical Journal (2004;329:712-716).
Source: American Urological Association/Renal & Urology News
01 Giugno 2010
Scoperto nuovo enzima 'chiave' per diffusione delle metastasi.
Scienziati dell'Università della California a San Diego (Usa) hanno identificato un nuovo enzima, una chinasi finora sconosciuta, che regola la proliferazione, la crescita e la migrazione delle cellule. E può giocare un ruolo chiave nella progressione e nelle metastasi del tumore. E' quanto emerge da uno studio firmato dal team di Richard Klemke sull'edizione online di 'Pnas'. Nella ricerca gli scienziati spiegano che l'enzima appena scoperto regola il citoscheletro (la rete interna di filamenti e microtubicini della cellula, cruciale per attribuire a questo 'mattoncino' forma, coerenza e capacità di movimento). "La molecola può essere un importante nuovo target per future terapie anti-cancro e un biomarker clinico in grado di predire se un tumore è probabile che si diffonda", dice Klemke. La nuova chinasi, 'battezzata' Peak1, ha un ruolo centrale nella formazione degli pseudopodi, sorta di ciglia che consentono alla cellula di muoversi. L'idea è quella di 'disegnare', in futuro, una piccola molecale specifica che inibisca l'attività della chinasi, 'tagliando le gambe' al cancro. "Ma prima - avvertono i ricercatori - dobbiamo comprendere appieno il ruolo di questa chinasi nella progressione tumorale". Fonte : ADN Kronos Salute
25 Maggio 2010
Attenti al testosterone!
L’ormone sessuale maschile somministrato alle donne aumenta il loro livello di guardia e di diffidenza nei confronti del prossimo . Il testosterone, l’ormone sessuale maschile comunemente associato ai comportamenti aggressivi, rende più vigili e meno inclini a fidarsi del prossimo, caratteristiche che avrebbero un valore adattativo. A suggerirlo è Jack van Honk del Dipartimento di psichiatria dell’Università di Cape Town (Sudafrica) che ha condotto uno studio sugli effetti di 0,5 milligrammi di testosterone somministrati a 24 giovani donne per via sublinguale. Per la ricerca, riportata su Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas), gli psichiatri hanno somministrato alle ragazze (20 anni in media) un placebo, e hanno chiesto loro di dare un voto a degli sconosciuti mostrati in fotografia, a seconda del grado di fiducia che questi ispiravano. La scala della valutazione andava da -100 (completamente inaffidabile) a +100 (molto affidabile). Il test è stato ripetuto a distanza di 72 ore, dopo che alcune donne avevano ricevuto testosterone e altre sempre un placebo. Risultato: giudicati sotto l’effetto dell’ormone, i volti che erano stati classificati come altamente affidabili hanno perso in media dieci punti ciascuno. A ritrattare sulla fiducia accordata durante il primo test sono state soprattutto le donne d’indole più “naïve”, mentre quelle che già in partenza si erano mostrate più vigili non hanno modificato significativamente il loro giudizio. Riferimento: doi: 10.1073/pnas.0911700107 http://www.galileonet.it/news/12767/piu-caute-con-il-testosterone
18 Maggio 2010
I nove punti deboli dell' E. coli
Individuati gli antigeni dei ceppi patogeni del batterio in grado di scatenare una efficace risposta immunitaria. Un gruppo di ricercatori italiani ha individuato nove antigeni del batterio Escherichia coli in grado di scatenare una risposta immunitaria efficace contro moltissimi ceppi patogeni. La scoperta è importante soprattutto perché lascia intravedere la possibilità di sviluppare un vaccino universale per questi microbi (sempre più resistenti agli antibiotici), causa di diverse patologie tra cui infezioni urinarie, meningite neonatale e diarrea. Lo studio, pubblicato oggi su Pnas, è stato guidato da Rino Rappuoli del Global Head of Vaccines Research della farmaceutica Novartis. I risultati ottenuti sono frutto della più vasta analisi genomica mai condotta, che ha messo a confronto il Dna di tutti i ceppi di E. coli conosciuti, in grado di dare o meno infezioni. Per prima cosa i ricercatori hanno trovato la sequenza genetica di un ceppo patogeno extra-intestinale di E. coli (ExPEC IHE3034 ST95) isolato da un caso di meningite neonatale; poi l’hanno comparata con le sequenze già note di altri ceppi, sia patogeni sia innocui. In questo modo è stato possibile individuare 19 tratti del Dna presenti in tutti gli E. coli che portano malattie, ma assenti negli altri. Da qui, i genetisti sono risaliti a 230 antigeni (proteine che causano una risposta anticorpale da parte dell’organismo infettato) esclusivi dei ceppi patogeni. Sperimentazioni condotte sui topi hanno permesso di selezionare, tra questi 230 antigeni, nove che stimolano nel modo più efficace la risposta degli anticorpi. Non solo: il gene che codifica per la maggior parte di questi antigeni è stato trovato nella maggior parte degli E.coli isolati e appare altamente conservativo, il che significa che non muta facilmente. Insieme, queste informazioni rappresentano il punto di partenza per la messa a punto di un vaccino protettivo ad ampio spettro per questo batterio: “La genomica offre potenzialità sempre maggiori nella ricerca, e grazie ad essa abbiamo trovato antigeni che nessuno aveva identificato prima, nonostante l’ E. coli sia uno dei patogeni conosciuti da più tempo e più a fondo”, ha commentato Rappuoli. Riferimento: doi/10.1073/pnas.0915077107 http://www.galileonet.it/news/12676/i-nove-punti-deboli-di-e-coli
13 maggio 2010
Attenzione alcuni integratori nascondono un farmaco!
Attenzione ai farmaci "mascherati" da integratori alimentari. Il servizio di Farmacovigilanza e fitovigilanza dell'università di Firenze e il Centro di riferimento per la fitoterapia della Regione Toscana mettono in guardia contro i rischi legati all'assunzione di integratori e prodotti vegetali di dubbia provenienza e annunciano: è in corso una ricerca nazionale per garantire la sicurezza dei cittadini che usano integratori e fitoterapici, finanziata dal ministero della Salute. Le ultime segnalazioni di integratori vegetali contaminati con farmaci, evidenzia una nota, non sono casi isolati. Il più recente è quello dell'estratto di noce contaminato con un derivato del principio attivo anti-impotenza sildenafil (più noto con il nome commerciale di Viagra), di origine cinese e commercializzato in tutta Italia da una ditta di Prato, ma è storia recente anche la contaminazione con sibutramina di un lassativo vegetale che è costata la squalifica al calciatore della Fiorentina Adrian Mutu. Fonte: Doctor News 13 maggio 2010
5 Maggio 2010
Parodontiti e prostatiti: è possibile un collegamento razionale?
I ricercatori della Case Western Reserve University School of Dental Medicine hanno condotto un piccolo studio per comprendere se disturbi parodontali e prostatiti possano essere collegati. I ricercatori hanno preso in esame due markers, l’antigene prostatico specifico (PSA) e il livello clinico di attacco parodontale (CAL), e hanno scoperto che i soggetti con elevati livelli di PSA mostravano anche elevati livelli di CAL. Nabil Bissada, coordinatore della ricerca, ha spiegato sul Journal of Periodontology che come le prostatiti anche le parodontiti sono collegate a un innalzamento dei livelli di infiammazione e che i disturbi parodontali sono già stati collegati a problemi cardiaci, diabete e artrite reumatoide: "siamo quindi alla ricerca di un possibile collegamento anche tra prostatite e queste patologie", ha spiegato. Fonte: Journal of Periodontology 2010
29 Aprile 2010
L'Alfuzosina migliora i problemi eiaculatori che si possono presentare in presenza di una Ipertrofia Prostatica Benigna .
L'alfuzosina, un alfa1-litico, sembra migliorare la disfunzione eiaculatoria in uomini sessualmente attivi con sintomi del basso tratto urinario (LUTS), indicativi di una ipertrofia prostatica benigna (IPB). "I nostri dati mostrano che l'alfuzosina 10 mg una volta al giorno per 6 mesi in uomini sessualmente attivi con LUTS da IPB migliora significativamente LUTS e fastidi relativi, ed è ben tollerato dal punto di vista cardiovascolare e sessuale," questo ha affermato John M. Fitzpatrick, MD , professore di chirurgia e consulente urologo Mater Misericordiae Hospital e University College di Dublino, in Irlanda, a Medscape Urology. Il Dr. Fitzpatrick e colleghi hanno analizzato le risposte a due questionari compilati da 1681 uomini con IPB e LUTS al basale e dopo 6 mesi di trattamento con alfuzosina ed incentrati sulla difficoltà di minzione, e sulle possibili disfunzioni eiaculatorie. I partecipanti provenivano da Europa, Asia, Sud America e Russia. "Bisogna ricordare che una disfunzione eiaculatoria è molto comune e molto fastidiosa in uomini sessualmente attivi che hanno una IPB e LUTS," . In effetti, il dr. Fitzpatrick ed il coautore Robert C. Rosen, PhD, dal New England Research Institute di Watertown, Massachusetts, avevano già trovato durante ricerche precedenti che circa il 75% degli uomini con IPB e LUTS aveva una forza diminuita nell' eiaculare ed avevano anche una diminuzione della quantità di sperma eiaculato. Questi ricercatori hanno anche scoperto che la stessa disfunzione eiaculatoria negli uomini con LUTS e IPB può essere aggravata da alcuni trattamenti, compresa la chirurgia e l'uso di un inibitore della 5-alfa-reduttasi e/o di un alfa-1-bloccante, come la Tamsulosina . I partecipanti allo studio sono stati suddivisi in 3 gruppi sulla base delle loro risposte al questionario: quelli con nessuna disfunzione eiaculatoria , quelli con una parziale disfunzione eiaculatoria e pazienti con una completa disfunzione eiaculatoria, cioè non erano più in grado di eiaculare. L'Alfuzosina ha migliorato significativamente punteggio IPSS (7.9 [41%]; P < .0001) E nicturia (-0,9 [-18%]; P < .001) rispetto al basale. Bother a causa di LUTS anche notevolmente migliorata (-1,5 [-28%]; P < .0001). L'Alfuzosina è stata ben tollerata e le Vertigini è stato il più frequente evento avverso (2,4%), l' ipotensione si è verificata solo nello 0,1%. Non ci sono stati casi di sincope,e gli eventi avversi sono stati rari. Fonte : Jill Stein giornalista e scrittore freelance Mediscape Si riocrda poi che: Sanofi Aventis ha finanziato lo studio. Il Dr. Fitzpatrick e il dottor Rosen ricevono un' indennità del rapporto di consulenza da Sanofi Aventis. Abstract 1000 Associazione Europea di Urologia (EAU) 25 Congresso annuale 2010 .
28 Aprile 2010
Vaccino contro il tumore alla prostata può ottenere l'approvazione della FDA.
L'approvazione prevista questa settimana di un vaccino terapeutico per il cancro alla prostata dalla US Food and Drug Administration potrebbe segnare una svolta contro la malattia e il cancro in generale, dicono gli esperti. Il vaccino, chiamato Provenge, sembra prolungare la sopravvivenza negli uomini con tumore avanzato della prostata, e lo fa senza gravi effetti collaterali associati alla chemioterapia, radioterapia e terapia ormonale. "E 'certamente emozionante vedere un farmaco utile che appare sulla soglia dell' approvazione", ha detto il Dott. Len Lichtenfeld J., il deputato ufficiale della American Cancer Society. Il vaccino non è volto a prevenire il cancro alla prostata negli uomini che non hanno sviluppato la malattia, ed è tutt'altro che una cura per coloro che lo hanno, Lichtenfeld ammonito. "Provenge rappresenta un progresso modesto in termini di sopravvivenza per i pazienti con tumore avanzato della prostata, ma il farmaco può ritardare la progressione della malattia," ha detto. Ancora, potrebbe rivelarsi possibile utilizzare Provenge nelle fasi precedenti di cancro alla prostata, dove potrebbe essere ancora più efficace, Lichtenfeld ha detto. "La speranza è che se un vaccino è efficace nella malattia nelle sue fasi "tardive" può esserlo ancora di più se usato prima ." "Se sarà approvato il farmaco costituirà " Lichtenfeld riferisce. "una nuova opzione di trattamento". Avrà forse un impatto modesto sulla sopravvivenza del cancro alla prostata, ma anche piccoli cambiamenti nelle terapie costituiscono spesso un importante passo avanti. Provenge è un vaccino terapeutico (senza azione preventiva) che è ricavato dalle stesse cellule del paziente, cioè i globuli bianchi. Una volta rimosse dal paziente, le cellule sono trattate con il farmaco e messe di nuovo nel paziente. Queste cellule trattate possono provocare una risposta immunitaria, che a sua volta uccide le cellule tumorali, lasciando incolumi le cellule normali. Gli effetti collaterali riscontarti sono stati lievi con sintomi simil-influenzali, secondo i risultati dello studio. Altri nuovi farmaci per trattare il cancro alla prostata, come l'Abiraterone, che impedisce la produzione di testosterone, ormone maschile, sono all'orizzonte e saranno in concorrenza con Provenge per i nuovi regimi di trattamento. Secondo l'American Cancer Society si stima che ci sono più di 192.000 nuovi casi di cancro alla prostata diagnosticati negli Stati Uniti ogni anno e 27.360 uomini muoiono a causa della malattia. Fonte: Notizie di HealthDay
26 Aprile 2010
Fumatori di marijuana hanno un più alto rischio di avere un cancro testicolare.
L'uso frequente di marijuana e per lunghi periodi ha aumentato il rischio di tumore testicolare a cellule germinali, secondo i risultati provenienti da un grande centro oncologico degli Stati Uniti., "I risultati sono coerenti con quelli di un precedente studio," ha detto il dottor Britton Trabert del National Cancer Institute che ha presentato i risultati alla American Association for Cancer Research nella recente riunione tenutasi a Washington, DC . L'uso di marijuana quotidiano ha triplicato il rischio di carcinoma a cellule germinali, e utilizzarla per più di 10 anni ha raddoppiato il rischio. L'associazione tra marijuana e tumori a cellule germinali è stata più forte per i tumori non-seminomatosi. "Possiamo solo speculare sulla natura di questa associazione, ma una possibilità è che l'esposizione alla marijuana durante la pubertà potrebbe svolgere un ruolo nello sviluppo dei tumori non-seminomatosi, che si verifica circa un decennio prima di quelli seminomatosi," ha detto Trabert. Gli investigatori non dispongono di informazioni circa l'età in cui i pazienti hanno iniziato ad usare la marijuana, ha aggiunto. Tumori testicolari a cellule germinali rappresentano meno del 2% dei tumori maschili, ma sono la forma più comune di cancro negli uomini più giovani, di età tra i 15 e i 44 anni. L'incidenza di tumori testicolari a cellule germinali è andata aumentando negli Stati Uniti dal 1970. Potenziale altri fattori ambientali associati con l'aumento dei tumori testicolari non sono stati identificati. Uno studio recente ha suggerito un'associazione tra uso di marijuana e di tumori testicolari a cellule germinali (Cancer 2009; 115: 1215-1223). Proseguendo l'indagine di tale legame, Trabert e colleghi hanno condotto uno studio che ha coinvolto pazienti trattati per tumori testicolari a cellule germinali dal 1990 al 1994 al MD Anderson Cancer Center a Houston, Texas. La revisione delle cartelle cliniche ha identificato187 casi di tumori a cellule germinali in uomini di età 15-50, al momento della diagnosi. Ogni paziente ha fornito il nome di un amico della stessa età e razza, e 148 amici che hanno accettato di partecipare allo studio sono stati utilizzati come gruppo di controllo. I partecipanti hanno completato un questionario autosomministrato, che comprendeva elementi correlati a esposizioni ambientali e la storia del consumo di droga, quest'ultima era posta su uno supporto "asportabile", per proteggere la privacy. I 187 casi di cancro comprende 50 seminomi, 95 nonseminomatosi, e 42 tumori misti a cellule germinali. Le risposte ai questionari è emerso che il 55% dei controlli e il 49% dei malati di cancro aveva usato marijuana almeno una volta. Quando le risposte sono state categorizzate in base alla frequenza di uso di marijuana, il 46,1% del gruppo di controllo e il 29,4% dei pazienti ha riferito una frequenza di meno di una volta al giorno. Al giorno o più di una volta al giorno è stata riportata dal 7,1% del gruppo di controllo e il 18,5% dei pazienti, una differenza che si traduce in un odds ratio di 2,2 (IC 95% 1,0-5,1). Fonte: Trabert B., et al. "La marijuana l'uso e tumori testicolari delle cellule germinali," Associazione americana per la ricerca sul cancro 2010; Abstract LB-394.
23 aprile 2010
Il punto sulla telemedicina
Ticket via web, prenotazioni on-line, telemedicina o semplicemente condivisione delle conoscenze. Sono queste le innovazioni tecnologiche sanitarie, già diffuse negli Stati Uniti, che stanno prendendo piede, seppur con un po’ di ritardo, anche in Italia. Le potenzialità di sviluppo della sanità elettronica nel nostro Paese sono moltissime e anche se gli effetti sulla vita quotidiana dei pazienti e degli operatori sono ancora pochi, il tema richiama sempre maggiore attenzione. L’interesse arriva prima di tutto dalle istituzioni e a testimoniarlo è la ricerca sui Livelli di innovazione tecnologica in sanità (Litis), realizzata da Federsanità Anci su incarico del Dipartimento per la digitalizzazione della Pubblica amministrazione e l’innovazione tecnologica della Presidenza del Consiglio. Obiettivo dello studio, supportato a livello metodologico dal Cnr, è quello di fare il punto sulla diffusione della sanità elettronica in Italia, per potere poi pianificare le opportune strategie d’innovazione per il futuro. Ma a che punto è la sanità elettronica in Italia? Secondo la ricerca Litis, il pagamento via web è disponibile soltanto nel 7% delle aziende sanitarie; la possibilità di prenotare gli esami su internet, spesso limitata ad alcune tipologie di prestazioni, è offerta dal 22% delle aziende; solo nel 19% dei casi i pazienti possono accedere on line ai referti e solo il 5% delle aziende consente di gestire le pratiche amministrative via web. Inoltre, le ricette elettroniche sono utilizzate dal 22% dei Mmg e dal 20% dei medici ospedalieri e i certificati digitali sono presenti, solo in forme sperimentali, nel 5% delle aziende sanitarie. Poco sfruttato è anche l’insieme di quelle pratiche che vanno sotto il nome di telemedicina e che, a distanza, consentono la diagnosi, la consulenza, il monitoraggio e la cura dei pazienti. Più diffuse sono la condivisione di strumenti innovativi per la condivisione dei dati clinici (71% delle aziende) e la presenza di meccanismi di collaborazione per la notifica elettronica degli eventi di rilevanza socio-sanitaria (50%). Un’altra risorsa che sempre più sta assumendo un ruolo decisivo nell’assistenza, la comunicazione e la formazione in sanità è il web 2.0. Caratterizzato da una partecipazione attiva dell’utente, il web 2.0 dà la possibilità a pazienti, medici e ricercatori, di condividere informazioni, dati ed esperienze, un’esigenza particolarmente sentita nell’ambito della medicina. Il primato di diffusione, soprattutto per quanto riguarda il network dei pazienti, spetta sicuramente agli Stati Uniti, dove i blog e i siti che permettono lo scambio reciproco di consigli e sostegno è diffusissimo. Spesso incoraggiati dai medici stessi, questi strumenti danno la possibilità ai pazienti e ai loro famigliari di vivere con minor senso di solitudine la malattia e, in alcuni casi, permettono un dialogo diretto tra operatori sanitari e pazienti in grado di migliorare la qualità dei servizi offerti dalla sanità pubblica. Fonte: Ufficio stampa EpiCentro
22 Aprile 2010
I Benzimidazoli possono determinare un rallentamento significativo sulla crescita del tumore prostatico ( studio preliminare).
Un gruppo di farmaci noti come benzimidazoli, ampiamente usati come agenti antiparassitari, sembrano rallentare la crescita tumorale in modelli animali di cancro della prostata metastatico, secondo i ricercatori che hanno presentato i loro risultati presso l'Associazione americana per la riunione di Ricerca sul Cancro. Tre benzimidazoli diversi - fenbendazole, albendazolo e mebendazole - sono stati altrettanto efficaci nel mantenimento del volume del tumore nei topi di laboratorio il cui tumore esprime tumori che erano resistenti al paclitaxel, mentre la crescita del tumore aumentato di paclitaxel e veicolo di somministrazione topi al 2000 mm3, secondo Dr. Chung Ivy di Boston Children's Hospital. "Questi farmaci riducono il carico tumorale e aumentare la sopravvivenza dei topi modelli di tumore della prostata metastatico," Chung ha detto in una relazione di oggi MedPage. Ha aggiunto che il farmaco ha avuto anche un buon profilo di sicurezza. Lei e i suoi colleghi hanno trovato che un aumento delle dimensioni del tumore negli animali trattati con veicolo da circa 400 mm3, negli animali trattati con paclitaxel da circa 800 mm3, nei topi fenbendazolo da circa 200 mm3, e nei topi trattati con albendazolo circa 150 mm3. Le differenze tra le benzimidazoli e paclitaxel raggiunto la significatività statistica (P <0,001). "Benzimidazoli sono attivi contro la crescita delle cellule tumorali metastatiche nell'osso così come le cellule tumorali che sono resistenti al paclitaxel", ha detto Chung. "In particolare, tali effetti antitumorali sono comparabili se non più efficace del paclitaxel". Chung ha detto che se i farmaci saranno disponibili per il trattamento del cancro della prostata metastatico, che sarà probabilmente utilizzato in combinazione con taxani come il paclitaxel o docetaxel. Ha aggiunto che sembra che gli effetti citotossici del benzimidazoli sono mediate in parte mediante l'induzione di arresto mitotico, che porta ad apoptosi. Il team di ricerca sta attualmente indagando altri meccanismi sottostanti citotossicità benzimidazolo-mediata in cellule tumorali della prostata e le speranze di avanzare l'uso di questi farmaci negli studi clinici. "Il benzimidazoi può possedere effetti antitumorali significativo e un buon profilo di sicurezza che sono voluti nel trattamento a lungo termine di uomini con cancro alla prostata in fase avanzata che hanno fallito entrambi privazione ormonale e terapie a base di taxani," ha detto. Fonte: Chung I, et al "Benzimidazolici come nuovo agente terapeutico per il cancro alla prostata metastatico" Associazione americana per la ricerca sul cancro 2010; Abstract 1551.
20 aprile 2010
Il trattamento giornaliero con l'utilizzo di Tadalafil a basse dosi migliora l'autostima e la vita sessuale degli uomini con problemi erettivi.
Nell'ambito del 25° Congresso EAU che si sta svolgendo a Barcellona, i risultati dello studio dal titolo: " Autostima sessuale con il trattamento giornaliero di tadalafil rispetto al sildenafil citrato preso al bisogno nel trattamento della disfunzione erettile (Sexual self-confidence following tadalafil once-a-day versus sildenafil citrate as needed in treatment of men with erectile dysfunction). I dati rivelano che l'autostima sessuale degli uomini che soffrono di disfunzione erettile aumenta di più con un trattamento giornaliero a basse dosi di inbitori della PDE rispetto al loro uso al momento, al bisogno. E' un risultato importante perchè gli uomini che soffrono di DE in molti casi perdono la propria autostima. Questo può generare ansia da prestazione, stati depressivi, stress, sensi di colpa e conflitti relazionali e, a volte, tutte queste condizioni possono contribuire ad aggravare il problema. Un'altra indagine che Astra Ricerche ha condotto con il supporto di Lilly ha dimostrato poi l'importanza dei fattori psicosociali nella normale vita relazionale e nelle eventuali problematiche sessuali presenti. Un campione rappresentativo di italiani 30-60enni, pari a un universo di circa 27 milioni di persone, ha indicato, tra le condizioni che rendono più validi e soddisfacenti i rapporti sessuali, il fatto che i partner si amino (71%), facciano l'amore in modo spontaneo (68%), siano sereni e non in ansia (58%), siano privi di timori e preoccupazioni (42%). Inoltre per il 73% del campione indagato la sessualità non è semplicemente un atto fisico, ma coinvolge anche testa e cuore. Si tratta di ambiti che possono essere tutti ricondotti ad aspetti emotivi e psicologici individuali e che coinvolgono la coppia.
18 Aprile 2010
Sottoporsi a esami per diagnosticare il cancro alla prostata può essere fonte di una enorme carica di stress ed ansia.
Un gruppo di scienziati dell’Università di Bristol ha arruolato 330 uomini che si erano sottoposti a test per la diagnosi del cancro prostatico e ha scoperto che la maggior parte di essi viveva l’aspettativa e il momento dell’esame con un enorme carica di tensione. Uno stress che rimaneva elevato anche dopo che il test aveva dato esito negativo. I pazienti si erano prima sottoposti al test del PSA che era risultato positivo e per questo avevano dovuto acconsentire a sottoporsi a una biopsia. Come spiegato sulle pagine del British Medical Journal da Kavita Vedhara, che ha guidato la ricerca, in alcuni soggetti gli effetti psicologici della biopsia possono essere davvero sconvolgenti. Nel 70% dei pazienti la biopsia aveva poi dato esito negativo ma lo stress rimaneva inalterato per parecchio tempo dopo che i pazienti erano stati rassicurati. Fonte: Kavita Vedhara. British Medical Journal . 2010
15 Aprile 2010
Clamorosa sentenza della corte Europea per i diritti dell'uomo.
"Il divieto di fecondazione eterologa contrasta con la convenzione europea dei diritti dell'uomo" Numerosi ricorsi giudiziari saranno presentati in Questi giornia partire da Bologna il 15 aprile, seguiranno Firenze, Roma, Catania e Milano. E una seconda tornata partirà a maggio. È l'effetto in Italia della sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo che stabilisce che la fecondazione eterologa non si può vietare. Proibire la possibilita' alla donazione di ovuli e sperma per la fertilizzazione in vitro è una violazione dell'articolo 8 della convenzione europea per i diritti dell'uomo
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